A mio fratello Roberto

Amici di Vecchie Valvole, mi presento: sono Ottavio dal paese più bello del mondo: Villalago. Sono il fratellone di quel Roberto meglio conosciuto in Vecchie Valvole come RODIIA e sono anche l’autore di molte delle foto scattate durante i raduni organizzati da questo club. Non posseggo un’auto d’epoca e, per mia indole, non ho mai avuto la voglia di possederne una. Ho cominciato a condividere la vostra passione un po’ per amicizia, un po’ per scattare qualche foto e poi perché quando si fa qualcosa di “sano” e in amicizia sono sempre disponibile. Il fatto è che il vostro entusiasmo e la vostra passione mi stanno pian piano contagiando e, anche se probabilmente non possiederò mai un’auto d’epoca, cercherò di essere sempre presente nei vostri raduni, per la bella aria che si respira.

Ma ora passiamo al vero motivo di questo intervento: portare un piccolo contributo alla storia della Fiat 124 di famiglia e qualcos’altro ancora.

La storia, appunto, è iniziata nel 1968, e forse Roberto (allora piccolino d’età) non ricorda bene il momento in cui papà entrò nello studio di casa insieme a Luigi e disse: -l'abbiamo messa in garage e la potete vedere- . Fu Luigi, in compagnia di mamma, a guidare dalla concessionaria a casa la 124 perché papà pensava di non essere forse pronto a guidare un’automobile grande (la sua prima auto italiana era una fiat 600D verde pisello chiaro), mentre la famiglia di Luigi possedeva già una Fiat 125.

Fuori fioccava appena ed era quasi notte. La 124 era uno spettacolo.

Durante i viaggi di famiglia, la 124 era di tutto: teatro di guerra (si sparava a tutte le auto che incontravamo per strada); festival della canzone (forse meglio Zecchino D’Oro); ufficio statistico della motorizzazione (si contavano le auto con un faro spento, oppure quante 124 “sorelle” si incontravano per strada); e quant’altro la fantasia di tre scatenati bambini riusciva a partorire.

Sono passati gli anni e, stranamente, non abbiamo mai dato un nome alla 124 (la 600 la chiamavamo“Carolina”). Gli unici due aggettivi utilizzati da papà durante la guida, che io ricordi, erano “catenaccio” e “ballerina”: “catenaccio”, perché la 124 è meno manovrabile rispetto alla 600 e poi non aveva nessuno strumento di “guida assistita”; “ballerina”, perché sulla neve non era affatto affidabile.

Questi ricordi mi sono tornati alla mente durante il viaggio di ieri, 31 ottobre 2011, quando Roberto faceva manovra per fare inversione di marcia (quanto è duro il volante), oppure quando provava ad inserire la retromarcia (i due-tre movimenti della leva del cambio con il suo rumore familiare prima che la leva del cambio arrivasse nella giusta posizione).

Finita la storia, passiamo al “qualcos’altro”: Roberto, finalmente ho trovato le parole per esprimerti il mio ringraziamento e riconoscimento per il lavoro che hai svolto per la 124.

Più di una volta mi hai detto di leggere quanto avevi scritto nel forum di “Vecchie Valvole” a riguardo della 124 che, da auto di famiglia, a dirla con le tue stesse parole, . Ebbene, io questo tuo scritto l’avevo letto ancora prima che tu me lo dicessi ma, come sai, non essendo uomo di penna e di parole, non avevo trovato le parole ed il modo per esprimerti tutto il mio ringraziamento, per cui ho sempre nicchiato aspettando il momento opportuno. Bene, dopo la passeggiata del 31 ottobre 2011 e, dopo aver visto come la “vecchia” va grazie a te, ti dico che la 124 E’ SOLO TUA, così come un tempo era di papà, anche se nel cuore mio e di tutti noi è sempre la nostra 124!

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE.

Come sai, non ho mai avuto la passione per le auto d’epoca. E’ vero, non posso negarlo, le “vecchiette” mi piacciono, ma la Passione, quella vera, quella con la P maiuscola, beh, quella è un’altra cosa. Questa Passione ti si riconosce in tutto ciò che fai per la tua 124, anche quando l’hai affidata a me per “farla uscire” e portarla a Frattura, insieme alle altre “vecchiette” del club, perché tu non potevi.

Conoscendo i miei limiti e le tue qualità, non ho fatto nessuna fatica a rinunciare di possedere la 124, ben sapendo, quasi egoisticamente, che con me non avrebbe avuto vita facile mentre ora vive e si riconosce anche quando non la si vede. A volte dico . Mia figlia Fabrizia mi dice di non aver sentito nulla, ma dopo poco appare il muso sorridente della 124 (e ancor più sorridente il tuo di muso, Roberto) e la domanda le esce spontanea: ma come hai fatto a riconoscerla?. La risposta è semplice: una vita a “sgasare” per ascoltare il risucchio caratteristico di quella marmitta te la fa riconoscere tra mille; è come quando riconosci dal rumore una moto Ducati con la frizione a secco oppure una Ferrari o un motore boxer di una Porsche; oppure, meglio ancora, il profumo e il sapore di una pietanza che preparava la nonna e daresti qualsiasi cosa per riassaggiarla.

Ecco, la 124 è un po’ questo: una presenza VIVA di un qualcosa che fisicamente non c’è più, ma è la sensazione di un qualcosa che non so bene come descrivere, che è sempre rimasto tra noi di famiglia, IN FAMIGLIA, e non solo (“è la machna d ju maestr nuostr!), e che ci lega nel ricordo di papà, e non solo. Il tuo lavoro con la 124 per me rappresenta questo e, mi ripeto, non solo: una bella auto d’epoca ancora in grado di circolare egregiamente sulle strade delle nostre montagne.

Mi fermo qui, perché, per me è come aver scritto la Divina Commedia (e chi mi conosce bene lo sa).

Ciao. Ottavio.

 

PS: c’è qualcun altro che condivide appieno queste riflessioni, specialmente dopo un certo 25 luglio 2009………. La marmitta no… ma qualche battito di cuore si è fermato nel vederti ripartire al posto di papà: in macchina c’era anche il nonno della sposa...

Oltre al mio, sono certa di aver espresso anche i sentimenti di qualcun'Altra.

Grazie anche da Franca e … che la via sia azzurra come la 124!!!!!